« Caritas Christi urget nos »
(2 Cor 5:14)

Reports - Rapports - Informes - Rapporti - Relatórios

XXII Capitolo Generale: Celebrazione di Apertura

Introduzione

      Questa mattina ci siamo riuniti per dare inizio ufficiale al XXII Capitolo Generale della Congregazione. Ci siamo costituiti in assemblea legittimamente riunita e abbiamo organizzato i servizi fondamentali per il lavoro capitolare delle prossime settimane. Questo inizio formale corona una moltitudine di sforzi, nella Curia Generalizia e in tutte le Entità, per creare le migliori condizioni in vista dello svolgimento di questo evento di grande importanza per la vita della Congregazione.

      Siamo, però, ben coscienti che il successo del Capitolo non può essere solo frutto della nostra decisione e del nostro sforzo e ingegno: tutto quello che siamo, possiamo e sappiamo, lo collochiamo nelle mani di Dio, affinché il nostro cuore sia libero e disponibile per ascoltare il suo Spirito e fare la sua volontà. Così, come assemblea capitolare costituita, e uniti ai confratelli di tutta la Congregazione, rappresentati da questa comunità che ci accoglie, ci poniamo, prima di tutto, all'ascolto del nostro Signore e Maestro, aprendo il cuore alla sua parola e spezzando insieme il suo pane di unità, amore e vita.

      Portiamo con noi le energie e la generosità, ma anche le difficoltà e le cadute personali e dei nostri confratelli. All'inizio della eucaristia, chiediamo il dono della misericordia del Signore, che ci riconcili con Lui e tra noi e ci rinnovi con la forza del suo Spirito.

Kyrie

Signore, nostro Padre, che riunisci i tuoi figli dai quattro angoli della terra:
Liberaci dalla discordia e dell'odio e concedici unità, verità e amore.
Abbi pietà di noi! / Kyrie, eleison! 

Signore Gesù Cristo, venuto a compiere la volontà del Padre:
Liberaci dall'egoismo e dalla paura e apri i nostri cuori alla voce del Padre e dei fratelli.
Abbi pietà di noi! / Kyrie, eleison! 

Spirito Santo, che rinnovi tutte le cose:
Liberaci dall'ostinazione e dall'inganno e guida i nostri cuori alla saggezza del Padre.
Abbi pietà di noi! / Kyrie, eleison! 

Omelia

      Le letture che sono state proclamate sono un invito a iniziare con fede e fiducia questo tempo fondamentale nella vita della Congregazione, aprendoci alla presenza del Signore e all'azione del suo Spirito.

      Il brano del Vangelo di Giovanni che ci viene proposto non ha soltanto lo scopo di narrare un'apparizione a un gruppo di discepoli, ma vuole chiamare l'attenzione sulla nuova forma di presenza di Gesù nella sua comunità, dopo la risurrezione. Cerchiamo dunque di rileggere insieme il testo, come Parola di Dio per noi, all'inizio del XXII Capitolo della Congregazione, in modo che essa ci aiuti a plasmare il cuore per accogliere la visita del nostro Signore e Maestro.

  • La narrazione comincia dicendo che questi discepoli stano pescando, cioè, stano esercitando il loro mestiere e la missione alla quale erano stati chiamati: farò di voi pescatori di uomini (Mc 1,17). In questa missione, hanno certamente conosciuto momenti di entusiasmo e di buoni risultati, ma in questo momento il buio della notte appena finita si prolunga nella loro stanchezza e frustrazione per un lavoro senza frutti.
  • Gesù che, una volta guidava personalmente le loro iniziative per le strade della Palestina non è più fisicamente presente in mezzo a loro. Non vuol dire che li abbia abbandonati ma, quando si fa presente, non è facilmente riconoscibile. I discepoli, però, hanno il buon senso di accogliere la parola di un personaggio sconosciuto che, sulla riva del lago, aveva visto il loro sgomento e aveva consigliato di cambiare metodo di lavoro. Il risultato è stato sorprendente: la presenza di quell'estraneo ha prodotto una pesca prodigiosa, laddove il loro sforzo, esperienza e perizia avevano fallito.
  • A questo punto, uno del gruppo (quello che conosceva bene l'amore del Maestro per i suoi discepoli) stabilisce una relazione tra il risultato della loro attività e la parola dell'uomo sulla riva del lago: È il Signore! E questo riconoscimento cambia il gruppo.
  • Il Signore prepara, poi, per loro un banchetto e li riunisce intorno a sé. Sul tavolo sono i Suoi doni, ma anche il frutto del lavoro e della fatica dei discepoli. Da questo incontro essi partiranno per riprendere il mare della missione, sapendo che il Signore si farà sempre trovare su ogni riva del mondo e della storia.

      Trovandosi alla conclusione del quarto vangelo, questo incontro sulla riva del lago collega il racconto della vita di Gesù con l'attività dei suoi discepoli e apre gli orizzonti a tutta la vita e missione della Chiesa. Egli continua a farsi presente per prendersi cura dei suoi, per incoraggiare, orientare e rendere efficace la loro missione.

      Oggi, in questa riva romana, dove siamo approdati, Egli ci aspetta e ci propone di rifare l'esperienza dei cinque discepoli. Cerchiamo di identificare i momenti essenziali di questo incontro.

  • Arriviamo qui, provenienti da tutta la Congregazione, con molte esperienze gratificanti di fraternità e successi apostolici, ma ugualmente con la stanchezza delle incomprensioni, difficoltà e incertezze per il domani. La domanda di Gesù ci riporta a questa realtà: Cosa avete da mangiare? Cosa avete per voi e da offrire al mondo? Cosa portate?

    Lui ha l'abitudine di cominciare così i suoi dialoghi: in una forma interrogativa che ci fa guardare noi stessi nella sua presenza… il più possibile con il Suo sguardo. Queste domande risuonano lungo il Vangelo in momenti importanti di rivelazione:

    • Ai primi discepoli: Cosa cercate? (Gv 1,38);
    • Alla madre, nelle nozze di Canna: Che vuoi da me? (Gv 2,4);
    • Prima di moltiplicare i pani per la folla: Quanti pani avete? (Mc 6,38);
    • Prima della confessione di Pietro: E voi, chi dite voi che io sia? (Mc 8,29);
    • A Maria Madalena, presso la tomba vuota: Donna, perché piangi? (Gv 20,13);
    • ... Dialogo con la Samaritana (Gv 4).

     A questa luce conviene guardare i rapporti che si faranno al Capitolo sullo stato della Congregazione e delle Entità. Essi non sono soltanto un resoconto amministrativo, ma la presa di coscienza, davanti al Signore che ci visita, di quello che la sua parola ha fatto in noi e attraverso noi. Ma è anche l'occasione di guardare, con il suo sguardo sereno e misericordioso, gli sforzi inutili, le stanchezze e gli sbagli, del nostro attivismo senza la sua presenza.

  • Il secondo momento è quello dell'attenzione e dell'apertura ad altre voci. Nella Congregazione e in ogni Entità, abbiamo tradizioni venerabili, strutture, organizzazioni e modi di pensare che hanno fatto scuola e dato frutti. Possiamo correre il rischio di chiuderci nelle nostre certezze, nelle nostre facilonerie o paure. L'esperienza della crisi e del vuoto può essere utile, per renderci conto di quello che deve essere cambiato e per evitare di continuare a custodire la gabbia, quando l'uccello è già volato via.

    Può darsi, come successe con i discepoli, che sia qualcuno di fuori del nostro gruppo, a portare il suggerimento giusto. Per questo è fondamentale l'apertura del cuore e dello Spirito, l'innocenza e l'onestà intellettuale per ascoltare, accettare e ponderare le idee senza pregiudizi, perché la voce di Dio si può fare udire ovunque. Questo comporta anche la libertà di cambiare procedure, metodi e strutture, in modo da rendere presente il Vangelo nelle circostanze del mondo che cambia.

  • L'ascolto è determinante anche nel momento seguente che possiamo designare di discernimento: Valutando tutta la situazione, uno del gruppo arriva alla conclusione fondamentale: È il Signore!

    Spesso non è l'autorità (in questo caso, Pietro) a riconoscere, per prima, la presenza del Maestro. Non è importante! Determinante è che essa sia all'ascolto degli altri membri della comunità, dove Dio spesso si rivela, e che sia capace di giudicare questi suggerimenti e di rivestirsi di coraggio per lanciarsi in mare e andare incontro al Signore. Allora, anche gli altri seguiranno portando la rete… e questa non si spezzerà.

    Questa attenzione agli altri si fonda nella libertà stessa di Dio che ci rende liberi e fraterni. Lui è sempre più grande di tutte le istituzioni che lo rendono visibile: non è organizzabile, anche se deve modellare le nostre organizzazioni; non è strutturabile, anche se la sua immagine si deve riflettere nelle nostre strutture. Assiste quelli che orientano la comunità, ma si manifesta in qualsiasi fratello o sorella. Per questo il Capitolo è un tempo in cui cessa l'autorità normale nella Congregazione. Più che un'idea di "democrazia" ─ restituire il potere al popolo ─ questa è l'espressione del comune ascolto e obbedienza alla voce di Dio.

    La figura del discepolo che identifica il Signore ci porta, come è solito nel Vangelo di Giovanni, al centro del mistero: era il discepolo che Gesù amava. Con questo ci viene detto chiaramente che colui che ha fatto l'esperienza dell'amore di Dio è il più ben preparato per riconoscere la sua voce. Il suo discernimento si fa mettendo alla base una "memoria del cuore", capace di rendere presente il passato come sorgente di comprensione, discernimento e nuove creazioni.

    Questo è l'atteggiamento fondamentale per il discernimento capitolare. Non serve seguire la prima voce che arriva. Il discernimento si fa comunitariamente, a partire del nostro "database del cuore" che comprende il Vangelo che riceviamo nella Chiesa, l'eredità spirituale di P. Dehon, la storia della Congregazione e delle nostre Entità e l'esperienza personale di ciascuno di noi. In tutto questo abbiamo fatto l'esperienza della presenza e dell'amore di Dio. E colui che ha fatto l'esperienza della voce del Buon Pastore, la riconoscerà dovunque si manifesti. 

      La seconda parte del racconto riflette ancora su questo punto centrale, nell'incontro di Gesù con Pietro. Egli ha fatto l'esperienza dell'amore del Signore, anche nelle proprie infedeltà e cadute. È quest'esperienza che gli permette di rispondere positivamente alla triplice domanda di Gesù: Simone mi ami tu?

      È ancora alla luce di questa esperienza che viene definita la missione: pasci le mie pecorelle. La missione nasce dall'amore di Cristo per noi. Con Lui si impara a dedicare ai fratelli l'attenzione, la cura, l'organizzazione e lo stile del Buon Pastore, fino a dare, come Lui, la vita per il gregge. 

      Questo è anche il grande messaggio della prima lettura, sulla quale si basa il tema del Capitolo. In essa, Paolo presenta l'amore di Cristo come il punto di partenza, il continuo sostegno e il traguardo della propria esistenza e del proprio ministero: L'amore di Cristo ci spinge.

      Possiamo dire che questa esclamazione contiene anche il centro del dono carismatico che ha portato P. Dehon alla fondazione dell'Istituto: il Cuore di Cristo, icona del suo amore filiale verso il Padre e dell'amore redentore verso l'umanità. Questo centro del mistero cristiano, lui l'ha voluto espressamente lasciare come eredità d'identificazione per i suoi religiosi: vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Gesù.

      Questo è il centro della "memoria del cuore" per analizzare la vita della Congregazione, con lo sguardo sereno, esigente e incoraggiante di Cristo che la ama nelle persone concrete dei confratelli che la compongono. Egli ci invita a seguire il Suo sguardo, per identificare quello che deve essere ripulito, discernere i segni dei tempi che cambiano, prestare attenzione agli appelli del mondo e della Chiesa, sognare e programmare la nostra missione in suo nome. 

      In queste quattro settimane, Lui ci aspetta su questa sponda del lago della nostra missione. Vuole tenerci insieme intorno a Se e ci porta abbondantemente i doni dello Spirito del Padre. Ma conta anche sui frutti della nostra collaborazione fraterna e generosa, affinché questo banchetto possa offrire nuova vita alla Congregazione e alla nostra missione nella Chiesa e nel mondo. 

      Assumiamo gli atteggiamenti degli apostoli che oggi ci sono proposti:

    • Pietro, nella sua sincerità, ardore e debolezza, che l'amore fedele di Cristo rende solido come la roccia;
    • Il discepolo amato, vicino al Cuore di Cristo, attento a riconoscere la voce del Signore nella vita della Chiesa e del mondo;
    • Paolo, appassionato di Cristo e apostolo dei popoli, per portare l'amore di Dio a tutte le culture e nazioni.

      Da Maria, impariamo il dono di un cuore capace di ascoltare la voce di Dio e di realizzarla nella nostra vita e nella vita della Congregazione.  

*****************************************

Così anche la riflessione e le indicazioni sullo stile, contenuto e ambito della nostra missione dovranno avere come punto di partenza la coscienza di Paolo di essere "ambasciatore" (o profeta) dell'amore di Dio. L'amore-missione, che Paolo ha imparato da Cristo, si compie attraverso il mistero della solidarietà. Essa si rende presenza fraterna, capace di assumere anche i problemi e il peccato degli altri, per portare, riconciliazione, pace e speranza nel Dio della giustizia che guarisce e salva.

      Il questo amore operante si centra la nostra vocazione e la nostra missione. Chiedo il Signore che il capitolo ci permetta di re:

Se qualcuno è in Cristo è una creatura nuova… 

 

Welcome - Bienvenido - Bienvenu - Benvenuto - Bem-vindo - Willkommen - Witaj - Selamat Datang