50 anni di Venta de Baños

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Il Colloquio per i Superiori Maggiori si è concluso sabato scorso (25.11.) con la riflessione sul processo della comunicazione iniziato lo scorso anno. Tra le presentazioni offerte ai superiori vale la pena fare attenzione alla questione della leadership presentata da p. Heiner Wilmer.

Il p. generale ha affrontato il tema della leadership, ritenuto strategico nella gestione e conduzione delle comunità. Tre le attenzioni sulle quali ha incentrato la riflessione: il leader o superiore è chiamato a stabilire una relazione corretta con Dio, con sé e con l'altro.

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Sul primo aspetto ha toccato tre dimensioni fondamentali: ascolto attivo, visione, discernimento. La semplice enunciazione di questi termini rivela la ricchezza di suggestioni che ne derivano per una ricaduta positiva nella conduzione delle entità. La dimensione della concretezza non deve mai venire meno in un servizio di animazione.

Strettamente connessa con il rapporto con Dio è una giusta relazione con se stessi, fatta di cura e rispetto: "curo il mio io per arrivare ad avere cura vera dell'altro". Non si deve trascurare nessun livello, né fisico, né psichico, né interiore. Decisivo è lo spazio di pensiero, fatto di studio e riflessione. Senza basi solide si rischia il genericismo.

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Impegno consistente è quello richiesto dagli incontri e contatti, con i confratelli, le comunità e l'entità. Il superiore non ha un compito di rappresentanza, ma nemmeno deve essere ossessivamente presente ad ogni dato o fatto. La delega è importante perché esprime fiducia. Non consiste nell'affidare un lavoro, ma nel dare la responsabilità di un campo d'azione. In questa prospettiva diventa normale vivere tutto in una logica di condivisione.

L'auspicio è che ognuno sia ottimista, aperto al futuro, perseverante, che rimanga curioso e sia persona di gioia e allegria, per accogliere l'esperienza del profeta Neemia che dice: "la gioia del Signore è la vostra forza" (Ne 8,10).

p. Rinaldo Paganelli SCJ

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Nella giornata in cui si è pensato con i superiori di avere un riferimento stretto con la chiesa, due sono stati gli eventi che hanno segnato la scansione dei momenti. L'incontro con il papa nell'udienza generale del mercoledì (23.11) in piazza san Pietro, e l'incontro con monsignor Giancarlo Bregantini vescovo della diocesi di Campobasso.

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Del primo momento non diamo eccessivamente conto perché tutti hanno potuto vedere foto postate sui vari cellulari presenti nelle mani dei partecipanti. Non sono mancati i "mi piace", e commenti che si possono anche contare ed enumerare.

A mons. Bregantini si aveva chiesto di presentare le "Relazioni fra il nostro servizio come religiosi e la chiesa locale". Sottolineiamo innanzitutto il valore testimoniale: ci ha raggiunto dal luogo in cui si trovava con i mezzi pubblici.

Ha lasciato poi parole che hanno avuto il pregio di far pensare piuttosto che dare indicazioni dirette di azione. In particolare per un superiore è importante fissare il firmamento, individuare e indicare i punti fermi della vita consacrata.

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Altra espressione risuonata con insistenza è accompagnare, si può riferire alle persone o ai percorsi che si mettono in atto per attivare una iniziativa o per portarla al termine.

Lungimiranza tutti la desiderano, tanti la pretendono, molti la sognano, ma proprio perché c'è così bisogno, un superiore la deve ricercare e alimentare. Inoltre va vissuto entro un rapporto che non si riduce tra lui e il vescovo, ma che mette in gioco un terzo protagonista ugualmente importante, la gente.

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Il contatto e il riferimento alle persone aiuta a stare dentro la realtà per leggerla nella sua complessità, per scoprirne la ricchezza e le possibilità insite in ogni storia e percorso di vita.

Ricucendo queste parole ci si ritrova dentro un mondo di concretezza che fa saggio che lo vive e lo accoglie.

p. Rinaldo Paganelli SCJ

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Tema interessante quello che ha coinvolto nella riflessione i Superiori Maggiori partecipanti al colloquio in corso a Roma. Guidati da P. Giuseppe Crea, Comboniano, i partecipanti sono stati condotti a riflettere sul tema dei conflitti comunitari, per ricercarne eventuali cause, ma soprattutto per evidenziarne la portata, farli emergere e affrontarli.

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P. Crea ha citato in particolare un intervento di Papa Francesco, che ha affermato la necessità di due momenti nell'affrontare e cercare soluzioni ai conflitti: il momento della sicurezza (avere dei punti fermi) e il momento del rischio (cercare vie nuove e inesplorate). P. Crea ha anche invitato i partecipanti a condividere nei gruppi modi e stili praticati nella soluzione dei conflitti, ma anche a individuare modi e stili desiderati e da imparare per aiutare le comunità nel cammino di soluzione dei conflitti. È emerso chiaro il ruolo importante del Superiore come colui che fa venire alla superficie i conflitti latenti e nascosti, perché solo parlandone si potranno affrontare e farli diventare un momento di crescita e un anello che congiunge persone e comunità in una situazione nuova e ricca di speranze per il futuro.

P. Alessandro Capoferri SCJ

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La settimana del Colloquio dei Superiori Maggiori dehoniani a Roma prosegue, affrontando argomenti che traggono spunto dal vissuto personale dei partecipanti, che attraverso la condivisione delle loro esperienze danno lo spunto per una riflessione profonda sulla figura del superiore, su ciò che rappresenta e su ciò che si aspetta da lui.

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In particolare, nel pomeriggio di mercoledì 15 novembre, si è affrontato il tema della gestione del tempo: equilibrio tra impegno, cura spirituale e formazione personale.

Particolarmente interessanti sono stati gli interventi di p. José Munilla Martínez (ESP), p. Alexander Sapta Dwi Handoko (INA) e p. Alejandro Iglesias Benito (VEN).

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P. José sottolinea la difficoltà di riuscire a essere sempre presente per soddisfare le richieste dei confratelli e delle comunità. A volte si ha la sensazione di non sentirsi adeguatamente accompagnati in questo servizio. Per questo il consiglio provinciale è fondamentale. Essere superiore comporta avere una maggiore attenzione nei propri atteggiamenti, nelle proprie parole; tutto ciò che si fa lo si fa "come superiore" e non più come singolo individuo.

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Secondo p. Alexander, ricordando il piano triennale della Provincia Indonesiana nel quale si rafforza la figura del dehoniano come "profeta dell'amore", il futuro e la crescita della congregazione dipendono dalla nostra vicinanza con la gente, con le famiglie, dal tempo che dedichiamo loro: questo può portare nuove vocazioni.

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P. Alejandro, condividendo la sua esperienza, afferma che i molti impegni da seguire e il limitato numero dei confratelli di VEN, porta spesso a far sì che spesso ci sia una sostituzione gli uni con gli altri e così tutti sono consapevoli del lavoro che si svolge. Anche l'attuale situazione politica del Paese ci ha portato a condividere maggiormente il nostro tempo con la gente. Il buon clima nelle comunità favorisce la buona riuscita delle cose.

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Il lavoro nei gruppi si è sviluppato sul tema dell'ascolto reciproco, le cui conclusioni sono state poi riportate in assemblea, facendo seguito alla condivisione di p. Ronilton Souza de Araujo (BSP), che ha parlato del servizio dell'ascolto degli altri.

La mattina seguente, il 16 novembre, è stata caratterizzata dall'intervento di p. Oliviero Cattani (ITS), svoltosi come un vero e proprio colloquio tra i presenti, nel quale sono emersi diversi spunti di riflessione. Secondo p. Oliviero, non bisogna mai perdere di vista il "Sint Unum" come fine ultimo soffermandosi particolarmente su 3 punti: 1) percezione personale del servizio di autorità, cosa deve guidarci come superiori, essere consapevoli delle proprie capacità e dei propri limiti, per dare una immagine chiara di noi e del nostro servizio: è come essere il conducente di un autobus, che se sbaglia non mette a rischio solo la propria vita, ma anche e soprattutto quella di coloro che viaggiano con lui. Mai dimenticare di mettere al primo posto i confratelli. 2) Sviluppare delle relazioni vere, guadagnare la stima dei confratelli e non essere semplicemente un guardiano. 3) Creare dei modelli di comunità che siano veri spazi di condivisione fraterna.

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Il Governo Generale ha invitato i Superiori Maggiori delle 19 entità dehoniane a partecipare al colloquio informativo. L'incontro si sta svolgendo in questi giorni alla Casa generalizia di Roma: dal 12 a 25 novembre.

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Il programma dell'incontro prevede cinque parti, cominciando dalla dimensione spirituale e umana dell'autorità e dalla dimensione carismatica. Si parlerà delle relazioni umane come fondamento della fecondità del servizio del governo e delle relazioni con la chiesa particolare. Per l'ultima parte dell'incontro è stato previsto un tempo necessario per gli aspetti tecnici: la collaborazione delle entità tra loro e con il governo generale.

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L'incontro sarà guidato non solo dagli specialisti invitati, ma dagli stessi Superiori maggiori che presenteranno i loro modi di affrontare le sfide nel loro servizio. Ci sarà l'opportunità di condividere le buone pratiche che esistono nelle entità come animazione sociale, la gestione del tempo e anche le esperienze di uso del protocollo sugli abusi sessuali.

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La mattinata del primo giorno lavorativo è trascorso sotto il segno del ritiro predicato da p. Bruno Pilati SCJ – superiore del Collegio Internazionale di Roma. Nel ritiro da lui proposto ai superiori, ha concentrato la sua riflessione sui testi biblici collegati non solo al servizio dell'autorità, come è stato chiesto a Simone di Giovanni da Gesù dopo la risurrezione, ma soprattutto sulla relazione intima con Gesù, sul conoscere ed amare. "Mi hanno detto che da una piccola fiamma può nascere un grande fuoco! E io ci credo! Mi hanno detto che il mondo sta morendo per mancanza d'amore! Ma io non ci voglio credere!"

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La parte pomeridiana, guidata dal Vicario Generale – p. Carlos Enrique Caamano Martin SCJ – tramite diverse dinamiche e lavoro di gruppo, ha aiutato a condividere le esperienze positive e le difficoltà ricorrenti. Perché i modi di affrontarle non siano sempre i più veloci secondo gli schemi, ma aggiustati alle situazioni singole. Tra le difficoltà e sfide i superiori sottolineano soprattutto il dialogo non sufficiente, l'egoismo, la mancanza di disponibilità e cooperazione, il debole sentimento d'appartenenza e il tempo limitato necessario per trovare l'equilibro tra lavoro e sviluppo spirituale e formazione personale.

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Il 14 novembre è dedicato alla riflessione sulla dimensione spirituale nel servizio dell'autorità. P. Maurizio Bevilacqua CMF, ex superiore provinciale dei claretiani, presenta la sua esperienza nel campo basandosi sull'idea dell'autorità di san Francesco. L'impegno necessario deve aiutare a creare "un servizio per far crescere i fratelli".

p. Radosław Warenda SCJ

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