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24/06/2011

Spiritualità e Croce Dehoniana

1 - La spiritualità dehoniana


2 - La Croce Dehoniana: storia e interpretazione


SPIRITUALITA'

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Noi, Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, viviamo oggi nel nostro Istituto l’eredità di Padre Dehon, che ha scoperto nel Costato aperto e nel Cuore trafitto del Salvatore l’espressione più evocatrice di un amore di cui egli sperimenta la presenza attiva nella propria vita. In questo amore di Cristo che accetta la morte come dono supremo della sua vita per gli uomini il Fondatore contempla la sorgente stessa della salvezza. Egli è molto sensibile al peccato, che vede come rifiuto dell’amore di Cristo e la causa più profonda della miseria umana. P. Dehon vuole darvi risposta con una unione intima al Cuore di Cristo, e con l’instaurazione del suo Regno nelle anime e nella società.


Con questo ideale, si consegna a un intenso apostolato, caratterizzato da una estrema attenzione agli uomini, specialmente ai più indifesi, e dalla sollecitudine di rimediare attivamente alle insufficienze pastorali della Chiesa del suo tempo. La sua adesione si esprime e si concentra nel sacrificio eucaristico, in modo tale che tutta la sua vita diventi una messa continua.


Membri dell’Istituto fondato da P. Dehon, siamo dei religiosi consacrati al Signore con voti, in una prospettiva spirituale riconosciuta dalla Chiesa, quella del Fondatore. Come lui, per grazia speciale di Dio, siamo chiamati a ricercare e a condurre una vita di unione all’oblazione di Cristo, come l’unica cosa necessaria, cioè ad unire la nostra vita religiosa e apostolica all’oblazione riparatrice di Cristo al Padre per gli uomini, a darci totalmente a Dio, unendo l’offerta di noi stessi a quella che Gesù, Figlio di Dio, fa di Se stesso al Padre per la salvezza del mondo. Fu questo l’intento specifico e originario di P. Dehon quando fondò la Congregazione. È questa l’attitudine che ci caratterizza. È questo il servizio che ci sentiamo chiamati a rendere alla Chiesa, essendo disponibili a rispondere alle sue urgenze e alle esigenze del mondo, particolarmente mediante l’adorazione eucaristica, il ministero dei piccoli e degli umili, degli operai e dei poveri, la formazione dei sacerdoti e dei religiosi e l’attività missionaria. Vogliamo, cosi, lavorare perché la comunità umana, santificata nello Spirito Santo, diventi oblazione, cioè offerta, gradita a Dio.


Come P. Dehon, vogliamo fare, dell’unione a Cristo nel suo amore per il Padre e per gli uomini, il principio e il centro della nostra vita. Viviamo e coltiviamo questa unione nell’ascolto della Parola e nella preghiera, nella Eucaristia celebrata, comunicata e adorata, nella disponibilità e nell’amore per tutti, specialmente per i piccoli e per quelli che soffrono, come anche nella contemplazione dei misteri di Cristo, particolarmente quelli del suo Costato aperto e Cuore trafitto. Cosi, cerchiamo di comprendere il suo amore che, nel dono totale di sé, ricrea l’uomo secondo Dio, per essere rafforzati nella nostra vocazione e inserirci in questo movimento dell’amore redentore, donandoci per i nostri fratelli, con il Cristo e come il Cristo.


Intendendo la riparazione come accoglienza dello Spirito, come una risposta all’amore di Cristo per noi, come una comunione al suo amore per il Padre e come cooperazione alla sua opera di redenzione all’interno del mondo, vogliamo viverla come stimolo del nostro apostolato, includendovi l’offerta delle sofferenze, sopportate con pazienza e abbandono, come un’eminente e misteriosa comunione con le sofferenze e la morte di Cristo per la redenzione del mondo.


Animando tutto ciò che siamo, ciò che facciamo e soffriamo per il servizio del Vangelo, il nostro amore oblativo, tramite la nostra partecipazione all’opera della riconciliazione, risana l’umanità, la riunifica nel Corpo di Cristo, e la consacra per la Gloria e la Gioia di Dio.


 

La croce dehoniana

    1. cruz dehoniana española --

    2. I. La storia

La storia della ‘croce dehoniana’, che consiste in una croce quasi equilatero con un cuore aperto in mezzo, risale agli anni '70. Nel 1978 la provincia tedesca in occasione del Centenario della Congregazione celebrava la sua prima Festa della Gioventù. Tale incontro si teneva nel nostro collegio, il Leoninum a Handrup nel nord della Germania, non lontano dalla città di Osnabrück. Furono invitati a questa festa anche gli allievi del nostro collegio di Stegen nel sud della Germania.

 

Nell’anno successivo era programmata una “Festa della Gioventù” nel collegio St. Sebastian a Stegen in occasione dei 50 anni della scuola, organizzata questa volta dagli allievi del nord della Germania. In preparazione all’incontro del 1979, si bandì un concorso per trovare un logo. Gli allievi del collegio St. Sebastian erano chiamati a proporre un logo interpretando la frase: “Si vede bene solo con il cuore”. Questa citazione fu presa dal libro “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry. I giudici del concorso erano i professori di arte al collegio di Stegen, Alfred Erhard e Benedikt Schaufelberger. Il vincitore fu l’allievo Martin Hättich di Sankt Märgen nella Foresta Nera. Il suo logo “Croce con cuore”, ulteriormente sviluppato dal professore Alfred Erhard, non solo è diventato il logo della Festa della Gioventù, ma negli anni successivi è stato assunto da molte province dei Sacerdoti del Sacro Cuore, fino al livello generale della Congregazione.

 

  1.    II. L’interpretazione

Solo a prima vista, questa croce con il cuore aperto in mezzo, appare simmetrica. A un secondo sguardo emerge l’irregolarità dei quattro bracci della croce. Anche l’apertura a forma di cuore è asimmetrica. L’effetto su colui che osserva non è statico, ma dinamico: Come se il cuore pulsasse in mezzo alla croce.

Naturalmente lo sguardo sulla croce viene orientato verso il centro, il cuore. Così sono espresse due priorità della vita cristiana:


 - la prima si riferisce al contesto di elaborazione della croce. L’allievo che ha disegnato questo logo, doveva illustrare la frase di Saint-Exupéry “Si vede bene solo con il cuore”. In un mondo materialista e sovente razionalista, in cui la conoscenza tramite le "scienze esatte"  determina il pensiero e l’azione di molti uomini, il logo è un appello in favore della antica idea biblica che vede nel cuore la sede della conoscenza – è quindi un richiamo a non trascurare le vie del cuore, al fine di conseguire una comprensione integrale della conoscenza: “Segui il consiglio del tuo cuore, perché nessuno ti sarà più fedele di lui. La coscienza di un uomo talvolta può avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare“ (Siracide 37,17s).

 

 - La seconda priorità suggerita dal logo, va direttamente al cuore della spiritualità dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Giovanni 15,13). Guardiamo la croce e vediamo il cuore. Vediamo la sofferenza di Cristo e riconosciamo il suo amore. Il logo è realista; sì, la sofferenza, il dolore, la croce sono realtà nella nostra vita e nella vita di Gesù. Però proclamiamo una fede che non si fissa semplicemente sul dolore, la sofferenza e la croce. In mezzo alla sofferenza non vengo sommerso dal buio dell’abisso, ma scopro l’amore sempre più grande di Dio e del suo Figlio, “che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20). Quindi per la nostra fede, e più in particolare per la spiritualità della nostra Congregazione, la croce e l’amore vanno insieme, ma non all’altezza degli occhi!

 

Questa relazione viene espressa dal nostro fondatore p. Dehon in questi termini: "Gesù Cristo è realmente, nei suoi misteri e nella sua passione, il Libro scritto internamente ed esternamente. E quali sono le lettere che vediamo tracciate in questo Libro? Unicamente queste: Amore. I flagelli, le spine, i chiodi, le hanno scritte con caratteri di sangue sulla sua carne divina; ma non accontentiamoci di leggere e di ammirare dall’esterno questa scrittura divina; penetriamo fino al cuore, e vedremo una meraviglia ben più grande: è l’amore inesauribile e inesausto che considera un niente tutto ciò che soffre e che si dona senza stancarsi” (Oeuvres Spirituelles II, 305)

In questo logo il cuore al centro della croce non è semplicemente disegnato, ma viene costruito da uno "spazio libero". A noi viene rivolto l'invito a riempire, con la nostra vita, questo spazio vuoto. Noi Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, siamo chiamati ad essere attenti all’esperienza di un Padre amorevole, che Gesù chiama ‘Abba’; attenti ad ogni esperienza di amore che sostiene la sofferenza. Dobbiamo stare accanto agli uomini, in particolare nelle situazioni di sofferenze, violenza e ingiustizia, perché anche nella loro vita e nella società, possano trovare spazio le qualità del cuore, così care al Pare Dehon: la carità, la misericordia e la giustizia.

Heiner Wilmer scj