03/09/2016

“Je ne suis pas Charlie”

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Dopo che tanti si sono schierati a favore del giornale satirico "Charlie Hebdo" per gli attacchi subiti e le perdite di vite umane, oggi diventa normale schierarsi contro perché anche in questo caso c'è di mezzo la vita di circa 300 persone morte. La redazione del giornale satirico parigino è al centro di polemiche per vignette sconvenienti sul terremoto in centro Italia. Le vignette proposte sono uno scivolone in piena regola. Non sono divertenti, non fanno ridere. Lo sguardo veloce a cui ci ha abituati la comunicazione attuale ci fa dire che è una sciocchezza. Per il vocabolario italiano chi opera in questo modo rivela mancanza o scarsezza di intelligenza, di avvedutezza e buonsenso. Si stanno ancora piangendo i morti e non si può voltare pagina togliendo tutto l'empatia e il coinvolgimento che hanno suscitato le storie di tante vittime e la sofferenza di quei paesi devastati. Il successivo tentativo di spiegare che le intenzioni della redazione erano quelle di denunciare il fatto che il motivo di certi crolli in Italia è un fatto di mafia è meschino, perché pesca nel luogo più comune per denunciare una realtà che anche in questo caso non esiste. Se è vero che il 70% delle abitazioni italiane sono a rischio in caso di terremoti, si può pensare che non siano state costruite tutte grazie ad interventi mafiosi. Non ci sono rimedi a questa situazione sfuggita dal controllo del buon senso. Ogni presa di posizione ha qualcosa di legittimo, ma ci sentiamo di suggerire alla redazione parigina di devolvere parte del ricavato dell'ultimo numero del giornale satirico alla vittime del sisma.

p. Rinaldo Paganelli SCJ